Categories
Band

Opposizione

Mentre Neemia continuava a portare avanti il progetto di ricostruire le mura intorno a Gerusalemme, dovette affrontare parecchia opposizione. Un’opposizione dall’interno e un’opposizione dall’esterno.

Dall’interno, gli Ebrei stavano facendo del loro meglio per ricostruire le mura, ma si trovavano anche sotto varie pressioni. Dovevano pagare le tasse e, per farlo, avevano venduto le loro terre o perfino i loro figli come schiavi. I nobili locali, i funzionari governativi e persino gli stessi Ebrei prestavano denaro ai loro connazionali chiedendo interessi. Inoltre, erano costretti a ipotecare quel poco di terreno o di proprietà che possedevano per avere denaro con cui comprare da mangiare. Non potevano lavorare per guadagnare il necessario per le loro famiglie a causa del progetto di ricostruzione delle mura, e per aggravare ulteriormente la situazione, nello stesso periodo era in corso anche una carestia, rendendo difficile persino il semplice procurarsi da mangiare.

Alcuni dicevano: “Noi, i nostri figli e le nostre figlie siamo numerosi; dateci del grano perché possiamo mangiare e vivere!” Altri dicevano: “Impegnamo i nostri campi, le nostre vigne e le nostre case per assicurarci del grano durante la carestia!” Altri ancora dicevano: “Noi abbiamo preso del denaro ipotecando i nostri campi e le nostre vigne per pagare il tributo del re. Ora la nostra carne è come la carne dei nostri fratelli, i nostri figli sono come i loro figli; ed ecco che dobbiamo sottoporre i nostri figli e le nostre figlie alla schiavitù, e alcune delle nostre figlie sono già ridotte schiave; e noi non possiamo farci nulla, perché i nostri campi e le nostre vigne sono in mano d’altri”.

Neemia 5:2-5

Allo stesso tempo, i capi gentili che abitavano nella regione oltre l’Eufrate, che oggi corrisponderebbe grossomodo all’area dell’Iraq occidentale, Israele, Libano e Siria, cioè i paesi a ovest del fiume Eufrate, preferivano di gran lunga che le mura di Gerusalemme rimanessero abbattute, lasciando così la città esposta agli attacchi. Cominciarono a chiamare Neemia a un incontro, arrivando persino ad accusarlo di ricostruire le mura per preparare una rivolta contro l’impero persiano.

“Corre voce fra queste popolazioni, e Gasmu l’afferma, che tu e i Giudei meditate di ribellarvi, e che perciò tu ricostruisci le mura; e, stando a quel che si dice, tu dovresti diventare loro re, e avresti perfino costituito dei profeti per farti proclamare re di Giuda a Gerusalemme. Questi discorsi saranno riferiti al re. Vieni dunque, e parliamone assieme”. Io gli feci rispondere: “Le cose non stanno come tu dici, ma sei tu che le inventi!”

Neemia 6:6-8

Quando svolgiamo l’opera a cui Dio ci ha chiamati, dobbiamo aspettarci opposizione. L’opposizione verrà dall’interno e dall’esterno. Verrà da ogni lato.

Può darsi che Dio ci chiami a compiere il suo lavoro in condizioni tutt’altro che ottimali. Nel caso di Neemia, c’era una carestia in corso, e già era difficile per il popolo procurarsi il cibo, figurarsi continuare a lavorare.

Raramente, se non mai, c’è un momento “ottimale” per compiere l’opera di Dio. Oggi, Dio chiama il suo popolo a fare discepoli di tutte le nazioni, ad annunciare il Vangelo del regno di Dio a tutti i popoli della terra.

È questo il momento ottimale per farlo? Probabilmente no. Anche oggi ci sono molte guerre. C’è il terrorismo. Il clima politico è molto difficile. Ovunque ci sono persone militanti che vogliono fermare l’opera di Dio, bloccare la sua missione. Tuttavia, allo stesso modo in cui vediamo Neemia andare avanti, trovando soluzioni ai problemi sia interni che esterni, anche noi dobbiamo fare lo stesso.

Dobbiamo aspettarci opposizione. Dobbiamo aspettarci che le condizioni siano difficili. Eppure Dio ci chiama lo stesso. Ci chiama a portare avanti l’opera, pregando e perseverando, lavorando con saggezza ma andando avanti, nonostante l’opposizione.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *